La Crusca e gli anglismi

La Crusca. Gli anglismi. Ogni volta che i miei occhi vedono questa combinazione di parole in un testo, un mio neurone mi chiede di eclissarsi.

A primo acchito, le proteste della Crusca sembrano più che ragionevoli. Perché mai dovremmo ripiegare sui vocaboli inglesi, se ne abbiamo in italiano?

Porsi il quesito è più che lecito. Ma fare della guerra agli anglismi l’attività principale dell’opera divulgativa della Crusca è qualcosa che rivela una superficialità linguistica spiazzante.

Ritorniamo al nostro quesito: perché così tanti anglismi nell’italiano? Partiamo dal principio. Non è mai esistita, non esiste, e mai esisterà una lingua lessicalmente pura. Credere in una lingua pura è un po’come credere nella purezza della razza.

Ma perché prendiamo in prestito così tanti vocaboli? Persino l’inglese, spauracchio della Crusca, ha tra gli ingredienti del suo successo proprio il suo essere, perdonate il termine, una lingua meticcia. L’inglese, la più romanza delle lingue germaniche, ha subito un’influenza massiccia da parte del latino, col il risultato che una gran parte del suo vocabolario è di origine romanza. Complice anche il dominio normanno sull’isola, l’inglese si è allontanato sempre più dalle sue lingue sorelle, il tedesco, l’olandese, il norvegese e lo svedese tra le più grandi. Abbiamo il vocabolo autoctono pig, accompagnato da quello di origine francese pork. L’inglese abbonda di tali esempi, sia nel dominio verbale che in quello nominale. Ma lasciamo per un secondo l’Inghilterra medievale degli amanuensi di lingua latina e dei dominatori di lingua francese.

Quand’è che una lingua prende in prestito un vocabolo da un’altra? L’ultimo grido disperato della Crusca riguarda gli anglismi all’Università. Ebbene, come anche mia nonna, nata nel 1933 sa, la lingua della scienza è l’inglese. Ma perché? Semplice predominio culturale? Non solo, ma anche investimenti nella ricerca e nell’istruzione. Per tutto il ‘900, e tutt’ora, ad investire nella ricerca sono stati i paesi anglofoni. Il vocabolario si aggiorna con nuove scoperte. Senza ricerca, di scoperte non ce ne sono.

E l’Italia? Cosa fa per la ricerca? Inutile che ve lo dica, lo sappiamo già. Nulla. Se le scoperte si fanno in lingua inglese, non ci possiamo aspettare che l’Università parli italiano.

Pensateci, ogni tanto, cari studiosi della Crusca.